Dire, fare, baciare…viaggiare e giocare

7 05 2010

Alcuni giochi non passeranno mai di moda.

Poi certo ognuno ha le sue passioni private e personali e deve imparare a conviverci. Per esempio a me piacerebbe tantissimo partecipare a un invito a cena con delitto. L’ideale sarebbe una dimora della Cornovaglia, vecchia e con molte stanze, mentre fuori piove. So che esistono “giochi” del genere, anche in Italia, ma temo che non siano all’altezza del mio sogno: mi ricordo ancora una puntata di Fantasilandia in cui la fantasia di una ospite era realizzata con tanto di temporali e attentato alla sua vita, ed ecco, per accontentarmi ci vuole l’organizzazione del nano e del brizzolato.

Più comunemente, la caccia al tesoro è un gioco che ormai fa parte del nostro immaginario e stimola da sempre il senso di avventura di diverse generazioni: c’è la caccia e c’è il tesoro, e tanto basta.

Recentemente ho letto di due iniziative, una editoriale e l’altra pubblicitaria, che utilizzano la caccia al tesoro come stimolo di esplorazione dello spazio.

Il primo viene da una nuova tipologia di guide turistiche e ludiche, le Whai Whai. Le ho scoperte su segnalazione di una ragazza canadese che studia a Venezia: si sa che spesso gli stranieri sono in grado di notare elementi dello spazio che ci circonda che a noi sfuggono, per abitudine. Le Whai Whai (parola che in maori significa “cercare”) sono un modo per girare una città e conoscerla meglio attraverso una caccia al tesoro via cellulare, risolvendo enigmi che trovano una risposta proprio nelle strade della città, nei suoi monumenti, nelle sue tracce storiche.

Come si gioca: prima di tutto occorre acquistare la guida (quella che ho io è stata presa alla Feltrinelli), dove è contenuta una chiave numerica che bisogna comunicare via sms per dare il via all’avventura.

Si possono scegliere diverse modalità di gioco: quanto deve durare (da 2 a 9 ore), con quale difficoltà (da semplice a avanzato), da che zona deve iniziare (indicando il punto cardinale in cui ci si trova), con che tipo di sfida cimentarsi (da soli o in squadra).

Il libro su Roma invita a scoprire la città partendo da una misteriosa lettera scritta da Benvenuto Cellini, personaggio adatto ai misteri se ce ne è uno. In questa lettera autografa si parla del Ruyi, uno scettro cinese che conferisce poteri a chi lo possiede, e che nei secoli sarebbe arrivato a Roma, dove ora è nascosto. Si tratta quindi di una ricerca per le vie della capitale di questo magico scettro che credo costituisca il trait d’union tra le varie città in cui è disponibile la guida: Venezia, Firenze, Verona. Come vedete dalle foto qui sotto, ogni pagina del libro è costituita da “blocchi” separati che non sono comprensibili se letti in modo sequenziale (elemento che mi ricorda i miei amati librigame).

Se volete leggere un’esperienza di gioco completa, Giovy ha pubblicato un bel resoconto della sua partita a Venezia.

Il secondo caso, come dicevo, è invece una caccia al tesoro “pubblicitaria”, basata su Foursquare.

Si è già parlato molto su Foursquare e sul fatto che proprio le sue dinamiche di gioco possano portarlo a imporsi tra i servizi di “geo social network“: potete leggere qui un post di Vincos, e qui uno di Mashable.

Jimmy Choo, brand di scarpe che personalmente ho conosciuto con Sex&thecity, ha pensato di utilizzare il proprio account su Foursquare e su Twitter per organizzare a Londra quella che hanno chiamato “CatchaChoo”.

Il brand infatti fa check-in in vari luoghi della città in cui viene abbandonato un paio di trainers, pubblicandone anche la foto su Twitpic. Chiunque riesca a trovarle mentre il check-in è ancora attivo, vince le scarpe. Divertente, semplice e con un premio interessante (credo).

Ovviamente le scarpe di Jimmy Choo frequentano solo location esclusive, aumentandovi tra l’altro il traffico di persone, e aprendo quindi nuovi spazi per partnership tra locali/retail e brand.

Cercando un po’ in rete, emerge che una dinamica simile era stata utilizzata anche da Levi’s in Australia, come potete vedere in questo video.

Qualcuno di voi conosce altre cacce al tesoro fisiche o digitali?

Ultime note: se volete leggere un bel post che parla di localizzazione e non solo, vi consiglio quello de Lafra dedicato al What, Who and Where.

Le foto alla guida Whai Whai sono una gentile concessione di Ishmael78.





2. Un mese con l’INQ1

23 12 2009

Come forse alcuni di voi sapranno, a Istanbul (città davvero magica) ho lasciato non solo un pezzo di cuore, ma anche il cellulare, mettendolo in lavatrice il giorno della partenza dall’appartamento. Dato che non amo particolarmente i cellulari – per dire, non telefono quasi mai e mando per lo più sms – invece che comprarne uno nuovo, ho riesumato il mio atavico Nokia 3310, ancora funzionante: ok, la batteria non è solidissima e bisogna premere con decisione lo zero, ma insomma, è una certezza.

Poi su Friendfeed ho iniziato a notare che la 3 sceglieva dei tester per provare l’INQ1, che nella mia mente è il telefono di Facebook, e ho deciso di alzare la manina.

Il prof mi ha chiamato dicendomi di provarlo fino alla fine dell’anno, io ho fatto i compiti e qui di seguito trovate lo svolgimento (nella speranza che il prof decida di darmi i compiti tutto l’anno!).

Packaging: non credevo che avrei scritto qualcosa sul pack, dato che in genere lo prendo-lo apro-ravano dentro-lo metto da qualche parte-me ne dimentico finchè non mi serve il PUK. Invece l’INQ1 vive in una bel cubotto con delle carte che ti spiegano i diversi aspetti del telefono, unendo testo e grafica. Una buona scelta dato che ti evita di dover scartabellare ogni volta il libretto di istruzioni.

Internet: ovviamente la parte più interessante del telefono è la sua connessione a internet e in particolare l’accesso immediato a Facebook. Personalmente non uso moltissimo Facebook – in genere guardo le foto degli amici e faccio i giochi di Playfish – ma in questo mese ho riscoperto l’utilità di potere mandare messaggi ai miei contatti, di inserirli direttamente nella rubrica (soprattutto se considerate che la mia precedente rubrica fa la centrifuga in una lavatrice turca) e di cazzeggiare guardando i loro aggiornamenti.

Direttamente dalla schermo principale si accede anche a Skype, che invece mi è utilissimo, sia perchè mi permette di chattare con gli amici sostituendo molti inutili sms, sia perchè mi ha fatto chiamare alcuni amici all’estero, risparmiando soldi e con una buona qualità della telefonata.

Inoltre sempre sullo schermo principale vi è il collegamento diretto al search di google – fondamentale – e l’aggiornamento meteo, che di questi tempi è più interessante della maggior parte dei programmi Mediaset.

Altri servizi: leggendo un po’ di discussioni su Friendfeed ho scoperto l’esistenza di Snaptu, che si è rivelata un’applicazione utilissima per aggiornare il mio twitter (che mi aggiorna a sua volta Facebook e Friendfeed), ma anche per leggere le news del Guardian, che in effetti leggo anche online, info sui film, notizie da siti come Repubblica e blog come Perez Hilton e il collegamento al mio Flickr.

Pro e contro: a livello di usabilità e navigazione mi sembra un buon telefono, funzionale ed intuitivo (la tastiera è la stessa del cellulare a cui sono abituato), soprattutto se considerate che non ho mai navigato via mobile; un difetto che ho riscontrato è il fatto che ogni tanto si spegne anche se è carico, e devo togliere e rimettere la batteria. In realtà potrebbe essere un problema del mio telefono, e non generale, o un effetto collaterale del gelo di questi giorni 😉

Per avere una dettagliata descrizione tecnica del telefono, vi rimando al post di Beggi sull’INQ1.

Vi racconto invece due situazioni in cui il telefono mi ha fatto compagnia questo mese: un weekend a San Pietroburgo e una giornata a Roma.

San Pietroburgo:  ho avuto la brillante idea di passare il ponte di Sant’Ambrogio a San Pietroburgo, dove ho rischiato di ibernarmi, di crollare alla quinta ora di visita dell’Ermitage e in cui mi sono fatto rubare lo zaino (ne approfitto per dire alla 3 che mi hanno rubato anche il caricabatterie, devo ricomprarlo? 😉 ).

Avendo dimenticato la digitale a casa, ho usato l’INQ1 per fare foto in giro per la città e soprattutto nei musei, evitando tra l’altro di pagare il sovraprezzo per le fotografie. Ecco una dimostrazione di me che faccio una foto del risultato:

Per chi volesse vedersi tutte le foto, può farlo qui. Ho fatto il trasferimento da cellulare a Mac via bluetooth.

Roma: ho passato una giornata per lavoro a Roma, la riunione è finita alle 14 invece che alle 17, avevo il treno alle 18 e mi sono ritrovato con 4 splendide ore di cazzeggio. Allora ho mandato un messaggio via Facebook ad un amico di cui avevo perso il numero (ho già detto della lavatrice?), ed ho passeggiato chattando via skype con Candyinprogress, chiedendo consigli in diretta su cosa visitare.

Infine, dato che il treno ha avuto un’ora di ritardo, ne ho approfittato per ascoltare un po’ di musica via Youtube, presente nel menu principale, e in particolare mi sono esaltato con la Cortellesi.

A fine anno resto ufficialmente senza cellulare: torno al mio 3310 o ne compro uno nuovo?